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Trascrizione del Tg4 di Emilio Fede del 7 giugno 2006, ore 19.00
Fede:
Allora polemiche dopo polemiche cerchiamo di affrontare quelle che sono più evidenti, che sono all’attenzione dell’opinione pubblica, sono più sulle prime pagine.
Si allarga e diventa sempre più inquieta quella di Sergio D’Elia. Sergio D’Elia, ex terrorista di prima linea, eletto deputato federalista della rosa nel pugno ed ora nelle funzioni di segretario della camera dei deputati. C'è una protesta qualcuno l'ha definita qualche giornale ha scritto protesta corale che viene dai sindacati della polizia e e dai parenti delle vittime del terrorismo.
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Titolo: Agguati di morte
Sergio D’Elia è nato nel 52 a Pontecorvo in provincia di Frosinone. è eletto alle ultime politiche nella rosa nel pugno è il nuovo segretario della camera dei deputati. Ma la sua nomina ha sollevato dubbi e polemiche a non finire da più parti perché D’Elia è stato leader di prima linea il gruppo terrorista responsabile di vari crimini negli anni di piombo. In particolare D’Elia era nel commando che assaltò il carcere delle mura a Firenze il 20 gennaio del 78 dove morì l'agente di polizia Fausto Dionisi aveva 23 anni.
L'esponente di Prima Linea arrestato nel maggio del 79 venne condannato per quell'omicidio dalla corte d'assise di Firenze sentenza confermata in appello e in cassazione.
Nell'86 fonda la associazione Nessuno Tocchi Caino ed esce dal carcere nel '91 ma ci sono nuovi particolari che potrebbero riguardare la vicenda giudiziaria di D’Elia. La procura di Firenze ha aperto un'inchiesta su una rapina avvenuta in toscana fra il 78 e il 79 conclusa con la morte di una guardia giurata e poi archiviata come opera di ignoti.
Secondo il pentito Roberto Sandalo invece quell'omicidio fu eseguito dai terroristi di prima linea. Intanto la nomina di Sergio D’Elia continua a scuotere l'opinione pubblica viene giudicata inopportuna da molte forze politiche provoca la protesta del sindacato autonomo di polizia che chiederà le dimissioni del segretario della camera dei deputati
Ma in modo particolare questa vicenda aggiunge altro dolore ai familiari delle vittime del terrorismo già colpiti negli affetti più cari. Alcuni annunciano forti azioni di protesta perché la nomina di D’Elia viene avvertita come ulteriore offesa alla memoria dei caduti per mano del terrorismo.
Fede in studio
Noi siamo collegati con non bruno Berardi. Bruno Berardi è figlio di un maresciallo di polizia caduto vittima del terrorismo rosso. Ancora una volta che di fronte a questi episodi Berardi interviene chiedendo rispetto di tutte le vittime di cui i familiari sono riuniti in associazioni e combattono perché quegli atti di barbarie e non siano mai dimenticati. Berardi buonasera
Berardi: Buonasera Direttore
Fede: la ringrazio
Berardi: grazie a lei
Fede: lei ha preso una posizione mi pare che tutte le volte che c'è una vicenda che riporta alla mente quello che era accaduto e c'era anche come dire in voglio dire una condizione di perdono una colpo di spugna su chi è responsabile direttamente o indirettamente mandante in questo caso di atti di terrorismo, atti sanguinosi di terrorismo lei chiede che siano più rispettati i parenti delle vittime.
Berardi: certo adesso siamo rimasti soli a combattere questa guerra, loro hanno un potenziale diciamo che mi dia eccezionale con invidia cercano di asciugare il sangue che hanno seminato per strada. Adesso siamo arrivati al paradosso che io devo essere io vittima del terrorismo come le altre famiglie vittime del terrorismo siamo arrivati che dobbiamo essere gestiti, amministrati da una persona che si è sporcata le mani di sangue e deve venire a dare lezioni a noi su come gestire la vita di un paese. Mi sembra che siamo arrivati veramente all'eccesso e allora visto e considerato che tutto quello che ci hanno raccontato nei funerali di tutto e di più noi vi saremo vicini noi faremo tanto per voi non vi lasceremo soli e invece si è dimostrato tutto il contrario.
Io ho manifestato tante volte davanti alla camera dei deputati con le persone ferite da tutti questi lutti e non c'è stato nessuno che ci ha dato una mano, assolutamente. Invece in caso contrario a molti terroristi gli è stata garantita una vita da nababbo molti che campeggio quasi tutti giorni per i libri che scrivono la faranda, bianconi in di assassini di mio padre e se io io li vedo tutti i giorni con mio rammarico che purtroppo io arrivato a questo punto mi vergogno di essere italiano e sono arrivato alla determinazione che domani davanti alla camera dei deputati io andrò con un bidone di benzina e un accendino ho dato appuntamento a vari giornalisti in che mi sono stati vicini in questi anni e che hanno fatto quello che hanno potuto scrivere qualche riga di qua e della per far parlare anche le vittime del terrorismo. A me mi dispiace dire questo ma sono molto amareggiato cioè io credevo che questo stato questa nostra Italia che dopo tanti anni era riuscita a fare diciamo una a creare un certo benessere fosse stato diciamo.
Fede: scusi Berardi no io vorrei capire perché non ho compreso bene lei vuole andare domani davanti a palazzo Chigi
Berardi: certo a fare questa dimostrazione di
Fede: ma per fare cioè accendere un bidone di benzina
Berardi: esatto io mi voglio dar fuoco per, e certo per sollecitare la opinione pubblica a finirla con questa ramanzina di far comparire sempre quasi tutti giorni i terroristi dappertutto in qualsiasi trasmissione di gente che ha partecipato a
Fede: Berardi scusi se la interrompo per carità non posso salire in cattedra quando si tratta di giudicare il dolore
Fede: mi dispiace questo è un gesto estremo, dispiace, Berardi voglio dire la sua decisione mi lascia molto sorpreso ovviamente anche molto deliberato
Berardi: naturalmente non è che arriverò in fondo però è un gesto dimostrativo
Fede: capisco
Berardi cioè per manifestare il mio dolore di quello che sta succedendo
Fede: dolore che certamente tutto il mondo del civile che mi permetta di dire la gran parte potrà condividere io la ringrazio innanzitutto.
Berardi: Grazie per l'opportunità che mi ha dato
Fede: grazie Berardi ma insomma abbiamo capito che c'è un grande dolore grande sofferenza un atto dimostrativo perché diversamente cioè sarebbe inaccettabile soprattutto perché ik rispetto che si deve alla vita anche alla sua vita è soprattutto un una voce che ha una forza quando si tratta di vicende come queste.
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